In Emilia la terra trema : perchè ?

 
6 aprile 2009, ore 3.32, L’Aquila.Un terremoto di magnitudo 6.3 distrugge il capoluogo dell’Abruzzo. Sono 309 i morti in città e nei paesi vicini, tantissimi i feriti. Nel centro storico, ma anche in periferia, crollano monumenti, chiese e palazzi. Migliaia di persone restano senza casa.
20 maggio 2012, ore 4.04, Emilia. Un sisma di magnitudo 6  fa crollare qualche chiesa e alcuni monumenti, ma poche case e qualche fabbrica. Le vittime sono sette: 4 operai che al momento della scossa, intorno alle 4 di notte, lavoravano in una fabbrica e tre donne, due delle quali colte da malore.Immediato il confronto tra i due eventi che, a prima vista simili, hanno causato conseguenze molto diverse.  La magnitudo tra il sisma dell’Aquila e quello di oggi apparentemente si differenzia di poco, ma non è così. La misurazione, infatti, avviene secondo una scala logaritmica che, per ogni punto, indica una potenza notevolmente maggiore.
 Sotto accusa oggi c’è quell'”Arco di Ferrara” colpevole già del terremoto disastroso del 1570. La falda dell’Appennino avanza sotto alla Pianura Padana, comprimendosi e rialzandosi lungo un fronte che ha la forma di un arco e dove si concentra la pericolosità sismica.Quando si rompe una faglia, gli epicentri delle scosse si distanziano di una decina di chilometri l’uno dall’altro. Ma stavolta le scosse coprono un fronte di oltre 30 chilometri. Segno che a rompersi è stata più di una faglia.
Il terremoto del 29 maggio,che più tardi si manifesterà ancora con nuove devastanti scosse provocando danni e vittime, ha sollevato il suolo fino a 12 centimetri: lo dimostrano i dati dei satelliti radar Cosmo-SkyMed, dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), attivati dopo il sisma del 20 maggio su richiesta della Protezione Civile. Il sollevamento è stato causato dallo scorrimento in profondità dei due lembi della faglia sulla quale si è originato il terremoto del 29 maggio.In tutti i casi (come forse anche per i 6,2 gradi raggiunti all’Aquila nel 2009), la colpevole è sempre lei: la placca adriatica che dall’Africa preme verso nord-est. Questo blocco di roccia rigido e frastagliato confina a ovest con l’Appennino e a nord con le Alpi di Veneto e Friuli.
Prosegue intanto il disagio degli sfollati.C’è una forte presenza di anziani e di stranieri (tra cui molti bimbi) ,buona parte della popolazione dei campi appartiene a fasce deboli, che non dispongono di un giardino né di un camper, una roulotte o di un qualsiasi pezzetto di terra in cui accamparsi. Appare evidente come la violenza con cui colpisce un terremoto sia inversamente proporzionale al ceto sociale dei cittadini. Ne abbiamo avuto la prova con i lavoratori, a dimostrazione del fatto che il maggior numero delle vittime si è avuto tra operai e contadini. Tuttavia veniamo a conoscenza del fatto che vi è grande solidarietà tra la gente, e spesso chi ha la fortuna di avere un giardino di proprietà lo mette a disposizione degli altri per piantare le tende, chi ha le disponibilità economiche per affittare bagni chimici li condivide con il vicinato e molte famiglie rifiutano gli aiuti materiali se hanno la possibilità di fare la spesa, chiedendo di riservarli a chi ne ha davvero necessità. Alcuni volontari che vivono in paese hanno avuto la propria abitazione risparmiata, ma ciò nonostante passano 24 ore su 24 al campo per aiutare i propri concittadini più sfortunati. Bisogna dire che gli sfollati di Cavezzo non sono soltanto un esempio di dignità e compostezza ma anche di un’enorme volontà di risollevarsi grazie all’autorganizzazione e alla solidarietà dal basso.

Alex

 


 

 

 


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